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Tavolozze di colori. Sarà l’avvio di una nuova Arte di strada in Sardegna?

La Sardegna da Nord a Sud può vantare come tante località nel mondo anche il fatto di possedere un nuovo spirito di comunicazione, quella più attenta a nuove forme di arte urbana. E se alcuni paesi vantano la loro identità proprio attraverso i Murales, come l’esempio di Orgosolo, San Gavino Monreale, molti altri mettono in evidenza le proprie scale, spesso adiacenti al centro o che raggiungono ingressi di chiese patronali. L’ arte di dipingere le scale si chiama Stair Street Art, che consiste nel riqualificare vecchie scalinate e trasformarle in opere d’arte a prova di turisti e amanti travel blogger. Dalle pareti delle case insomma ai gradini delle scale che diventano delle vere e proprie tele sulle quali dipingere colori, spesso immagini di vita tradizionale ma soprattutto messaggi con i quali veicolare contenuti importanti, più delle volte messaggi di pace e fratellanza.


Chiesa di Santa Lucia di Arzachena


A mio avviso meritano davvero una visita. Salire o scendere questi gradini è sicuramente una passeggiata di benessere, anche perché a livello psicologico è risaputo che i colori hanno un impatto e significato ben preciso che smuove il campo delle emozioni, delle esperienze personali e vedere la creatività degli artisti che hanno lavorato per donare una nuova energia al patrimonio urbanistico è senza dubbio una storia da conoscere. Ecco alcune scale che ho visitato:
In alto, la scalinata arcobaleno della Chiesa di Santa Lucia di Arzachena che ormai da un paio di anni cambia volto prima di ogni estate, mai come oggi simbolo di buon augurio.


Carloforte, la scalinata dell’Archiotto


A sinistra Carloforte, la scalinata dell’Archiotto, un progetto che rientra nell’ambito del programma “Estate d’amare”. Una cascata di tonalità che degradano dal blu scuro all’azzurro incorniciate da banchi di posidonia luminescenti creati riciclando tremila bottiglie di plastica (scarti di produzione) fornite dall’Azienda Acqua Smeraldina.

Buddusò – Via Enrico Toti


In basso, Buddusò scalinata in via Enrico Toti,Tappeto Urbano Sardo”. L’opera raffigura la trama di un tappeto sardo con disegni della tradizione e rappresenta l’accoglienza tipica degli abitanti del paese. Angela Bacciu

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RUBRICA: PER NON DIMENTICARE LE PROPRIE RADICI (INTERVISTA)

IL JAZZ DI MATTEO PASTORINO

Ho incontrato nei giorni scorsi Matteo Pastorino nel corso del suo concerto a San Teodoro e gli abbiamo rivolto una serie di domande a cui l’artista teodorino ha cortesemente risposto.

Raccontaci un po’ di te.
Sono nato in Sardegna nel 1989 e cresciuto a San Teodoro. Da un po’ di anni vivo a Parigi e il mio lavoro è suonare il clarinetto in giro per il mondo. Da cinque anni ho creato un festival Jazz nel mio paese, San Teodoro.
A quale età hai scelto di trasferirti fuori dalla Sardegna?
A 19 anni, subito dopo essermi diplomato al Liceo Scientifico.
Quale è stata la motivazione che ha suggerito la tua scelta?
Sin da bambino Parigi mi affascinava. Ho un amico chitarrista che abitava a Parigi, Bartolomeo Barenghi, con cui avevo suonato in Italia. Finito il liceo a 19 anni sono partito e Barenghi mi ha un po’ aiutato all’inizio. Le cose sono venute successivamente da sole. Sono entrato in un conservatorio poi in un altro, ho cominciato a suonare in diversi gruppi, ho creato il mio gruppo, e adesso vivo da 11 anni nella capitale francese. Parigi è un crogiolo di creatività. E’ una città che ha ospitato nei secoli le più influenti correnti artistiche, dalla scultura alla pittura e alla musica. La stessa cosa si è verificata per il jazz, visto che nella metà del secolo scorso la prima tappa dei jazzisti americani in Europa era Parigi. E’ una città che conserva un grande rispetto e considerazione per l’arte e la cultura. La scena jazz è molto attiva e sempre molto curiosa su quello che succede altrove e soprattutto a New York. Ci sono tanti ottimi musicisti, di tutte le generazioni e “vocazioni” con cui ti puoi confrontare e creare; hai la possibilità di vedere spesso in concerto i migliori musicisti internazionali di Jazz, ma anche di qualunque altro genere musicale e soprattutto di musica classica. C’è una forte spinta nel creare progetti con musica originale e, riprendendo quello che dicevo prima, è una città che permette di nutrirti artisticamente e culturalmente di tante altre cose al di fuori della musica. Poi certo c’è un rovescio della medaglia secondo me: Parigi comunque è una grande città, a volte un po’ dura, dove non è facilissimo trovare e creare il proprio sito perché ci sono davvero tanti musicisti, ma vale la pena in ogni caso provarci e perseverare.
Hai trovato un’ ambiente favorevole in Sardegna ad accogliere la tua musica?
La Sardegna grazie all’esistenza di festival e realtà come I seminari e il festival di Nuoro Jazz, il Time in Jazz di Paolo Fresu, il Calagonone Jazz Festival, Isole che Parlano, Musica sulle Bocche, da anni è stata sensibilizzata e pian piano abituata a questa musica.
Che differenze passano tra il Jazz che tu pratichi e quello classico, universalmente riconosciuto? Questo tipo di jazz dove nasce e come te ne sei appassionato?
Un giorno chiesi a un grande trombettista americano che strada intraprendere per coniugare la tradizione con la modernità – lui mi rispose : “Man, the tradition is the modernity and the modernity is the traditon !” Il Jazz è una musica viva e sempre in continua evoluzione, con una forte tradizione e che si nutre di molteplici contaminazioni. Ognuno, scrivendo musica originale, cerca di raccontare la propria storia, le proprie idee e le proprie influenze. Ma il “Jazz is NOT dead” !
In Europa esistono altre band che praticano questo nuovo ed interessante interpretazione del Jazz?
Io non ho inventato niente ! Sì ci sono. Non ci sono tantissimi clarinettisti “moderni” come sassofonisti o trombettisti, ma comunque esistono tante band che propongono la loro musica originale.
Pensi di ritornare a vivere a San Teodoro definitivamente e vivere della tua Arte?
Forse è troppo presto, un giorno chissà. Ho creato il festival San Teodoro Jazz perché mi piacerebbe, di anno in anno, consolidare, affermare una realtà legata al territorio. Per il momento è importante che io rimanga “in giro”, anche perché è una caratteristica della vita del musicista. È una vita che non permette staticità, si è sempre in viaggio per andare a portare la propria musica da qualche parte. Parigi è un ottimo compromesso artistico, culturale, geografico e relazionale.
Ho un legame molto forte con San Teodoro e spero di poterci passare sempre più tempo in futuro.


Nella sua intervista Matteo Pastorino dimostra la forte vocazione che molti giovani nutrono per la cultura in generale e la musica in particolare. Vocazioni serie, fondate, condivise.
L’augurio che gli faccio è quello di raggiungere gli obiettivi e la notorietà che la sua musica si merita per diffonderla negli anni a venire nel nostro paese.
Angela Bacciu

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Il Falò di SANT’ANTONIO

E’ nella notte tra il sedici e il diciassette gennaio di ogni anno, è la festa di Sant’Antonio Abate.

Si rinnova una delle feste più apprezzate sull’Isola. Il fuoco simbolo purificatore e augurale della vita segna il passaggio dall’inverno alla primavera, segna l’inizio del Carnervale con l’uscita delle prime maschere a Mamoiada, Ottana e in altri paese dell’interno della Barbagia. Nella maggior parte dei paesi della Sardegna sono giornate di festa accompagnati da riti sacri e pagani.

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la Sardegna degli ‘Anni 50 con lo sguardo di Marianne Sin-Pfältzer

LA MOSTRA


In questi mesi sino al 30 aprile 2020 il complesso dedica una mostra alla fotografa tedesca Marianne Sin -Pfiltzer che già nel 1955 contribuirà a far conoscere la Sardegna in tutto il mondo grazie ai suoi scatti realizzati in tutta l’isola spostandosi solo in autostop.

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All’improvviso un Nuraghe

Nuraghe Ola

😊.~Sorridi,Vivi,Socializz@ ~📷☺️ 《♧Ecco cosa puoi vedere♡》
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Sapete quanti #nuraghi esistono in #Sardegna? Sono più di 7000 sparsi in tutta l’Isola. Infatti percorrendo, soprattutto, la strada Statale 131 direzione Cagliari A/R, capita di scorgere in qualche collina esemplari a una o più torri. La funzione dei nuraghi non è ancora ben chiara: ruolo militare, di difesa o come torri di vedetta, funzione votiva e religiosa, osservatori astronomici. Ma è più probabile che i nuraghi avessero diverse funzioni in base alla posizione e al contesto ambientale in cui sorgevano.

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Rubrica: Per non dimenticare le proprie radici (intervista a Simona Brandano)

Ringrazio Simona per aver accettato di raccontarsi in questa rubrica. Ci conosciamo da poco ma da subito ho visto in lei la determinazione, anche il coraggio di scegliere sempre nuove strade. Sono stata in Olanda da lei a trovarla per pochi giorni, mi ha fatto sentire a casa in una realtà che sembra cosi lontana dalla nostra, l’Italia, la Sardegna, con ritmi e senso civico diversi in cui però lei porta e contrappone gli aspetti positivi.

A mio avviso una realtà da copiare.

Angela

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Unica e segreta gallura

Una sera di fine luglio ho cenato in questo Resort, che dal nome “Petra Segreta” annuncia il suo essere.

Ideale per una fuga dalla caotica movida estiva ci si ritrova immersi nel verde della macchia gallurese ricca di profumi selvaggi, rocce granitiche e un promontorio che spazia verso l’Arcipelago della Maddalena.
Ho scelto questo Resort per una serata speciale cosciente di trovare un paesaggio consono ai miei occhi essendo io gallurese.

Sorprende comunque il connubio natura-uomo, l’eleganza e la raffinatezza della scelta architettonica e di arredo.

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“NURAGICA” a Nuoro

Blog tour Nuragica Insieme a: @robadanatti@leplume_@sardiniamood

@graziella_carboni@giorgiomuceli@flanieren_in_sardegna@tacchinobicilindrico@erykakosta@igers_sardegna@yallerssardegna … alla prossima 👋

É passata poco più di una settimana dal blog tour a cui ho partecipato sabato 16 febbraio insieme ad altri Instagrammers e Bloggers di tutta la Sardegna in occasione dell’inaugurazione della mostra “Nuragica” a Nuoro. Per me è stata la seconda volta che la visitavo (la prima, circa più di un anno fa ad Olbia al Museo Archeologico) ma, vi confesso, ero ugualmente curiosa anche perché sapevo che non sarebbe stata uguale, molti elementi e il percorso espositivo sono stati incrementati e riadattati anche in funzione al contesto in cui ora si trova.

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DeGustibus …. e quel sapore in più!

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La Domenica di DeGustibus è terminata solo da una settimana, ma in me − e sono certa in tantissimi altri − il ricordo è ancora molto vivo.

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La prima edizione di DeGustibus. Scenario al Poetto dell’arte culinaria sarda

 

30743255_10155462911136765_7404695081988390912_nChe i ” gusti ” (sia quelli per il cibo che quelli nei rapporti sociali) siano un fatto personale, anzi personalissimo, è fuor di dubbio.

Già Plutarco, nelle sue famose Vite parallele, aveva attribuito a Giulio Cesare l’espressione “De gustibus non est disputandum” (sui gusti non si discute.).

E’ divenuto un luogo comune sino ai giorni nostri per ogni discussione che ha come oggetto, una scelta.

Pare infatti che il nostro celebre condottiero, invitato ad una cena da Valerio Leone, che credendo di far cosa rara, aveva offerto ai commensali gli asparagi al burro (aborrito dagli ospiti che definivano il condimento “cibo barbaro”, anzichè il più conosciuto ed usato olio d’oliva) avesse esclamato la celeberrima frase per dirimere la questione insorta tra i presenti.

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