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La prima edizione di DeGustibus. Scenario al Poetto dell’arte culinaria sarda

 

30743255_10155462911136765_7404695081988390912_nChe i ” gusti ” (sia quelli per il cibo che quelli nei rapporti sociali) siano un fatto personale, anzi personalissimo, è fuor di dubbio.

Già Plutarco, nelle sue famose Vite parallele, aveva attribuito a Giulio Cesare l’espressione “De gustibus non est disputandum” (sui gusti non si discute.).

E’ divenuto un luogo comune sino ai giorni nostri per ogni discussione che ha come oggetto, una scelta.

Pare infatti che il nostro celebre condottiero, invitato ad una cena da Valerio Leone, che credendo di far cosa rara, aveva offerto ai commensali gli asparagi al burro (aborrito dagli ospiti che definivano il condimento “cibo barbaro”, anzichè il più conosciuto ed usato olio d’oliva) avesse esclamato la celeberrima frase per dirimere la questione insorta tra i presenti.

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Quando si dice dal produttore al consumatore.

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Ah le api! solo a sentirle nominare provo da subito curiosità e decido di accogliere l’invito da parte di Carlo ad andare a vedere dove tutto inizia. 

Sono loro le operaie specializzate che una volta fatta razzia di polline tornano nell’arnia e trasferiscono il ricavato alle altre colleghe operaie che le depongono all’interno dei favi, celle esagonali.

Il miele è, per le api, una fonte di carboidrati a lungo termine per me una fonte di energia giornaliera.

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Una poesia per la spiaggia La Cinta di San Teodoro

Un po’ di settimane fa ho scattato qualche foto sulla spiaggia della Cinta, a San Teodoro, che mi è apparsa in una veste davvero molto simpatica. Patate a volontà… si sembravano davvero cosi  😂invece sono resti di posidonia sulla spiaggia, un gioco di venti e maree che indica, inoltre,  alta qualità ambientale, molto meglio di una “bandiera blu✌️~.

Ecco in basso una dolcissima poesia che mi è stata dedicata proprio in questa circostanza.

Ti ringrazio mia cara Spigolatrice di Siliqua, la custodirò e la condivido con i tanti amici Azimuttini …

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Suppa gaddhurésa in versione di mare…

Appena inizia il bel tempo si inizia subito a  pensare al mare… e anche l’alimentazione cambia radicalmente, almeno per me, mi viene in mente questa ricetta. La conoscete?

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La Laguna di San Teodoro

Faccio una piccola premessa.

Ci sono momenti, come questi, che quando lavori con passione hai anche l’opportunità di incontrare persone con le quali condividi gli stessi obiettivi sulla scoperta del territorio che ci circonda. Pubblico questa descrizione di un angolo della Laguna teodorina che tanto spesso si sente nominare ma pochi colgono, a mio parere, davvero l’essenza di questo luogo. Ringrazio la Spigolatrice che avezza a ricercare fino in fondo ciò in cui crede senza mai perdere la pazienza e con profonda sensibilità ha saputo cogliere le varie sfumature e suggestioni che il luogo rappresenta. Azimut, mio blog, vuole anch’esso come la Spigolatrice con-dividere le sue emozioni al prossimo per poterne godere insieme.  Angela

 

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La Laguna di San Teodoro

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Cala Francese e la sua Cappella

IMG_2042La piccola Cappella sulla spiaggia “Cala Francese” alla Maddalena, all’ interno della batteria militare di ‘Carlotto’. La statua di Maria fu collocata nell’800 dal pescatore Michele Scotto il quale, colto con la sua barca da una terribile tempesta trovò riparo e salvezza nella piccola insenatura della frastagliata costa granitica. Essendovi appellato alla Madonna per la salvezza propria e dell’ equipaggio, volle porre in una nicchia, per riconoscenza della grazia ricevuta, una piccola statua.

La festa con Santa Messa e processione, si celebra il 1° maggio di ogni anno.

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Ferragosto al mare …. tra riti e divertimenti vari

20864141_10213612462288545_394097550_nQuando arriva il ferragosto ti sembra che l’estate stia passando troppo in fretta. Per la maggior parte, questa, è una stagione lavorativa molto impegnativa e si notano a volte i primi cedimenti di una stagione davvero molto calda e un flusso di gente numeroso, spesso gentile, spesso agitato e nervoso.

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Rubrica: Per non dimenticare le proprie radici (intervista a Maria Sabella)

Ringrazio Maria per aver accettato di raccontarsi in questa rubrica. Ci conosciamo da tanti anni, dai tempi del liceo, ma malgrado scelte di studio differenti siamo sempre state unite, non solo dalla stima reciproca, ma dall’appartenenza che ci lega alla nostra Terra. A volte non ci si sente per mesi ma poi quando ci si vede, i nostri occhi parlano di casa, anche se poi ci incontriamo in una piazza di qualche città.                                                                                                                                                                  Angela
   1. A quale età sei andata via?
maria

Ho lasciato la Sardegna, subito dopo il diploma, a 19 anni per andare a studiare economia a Milano

    2. la motivazione

Ricordo che durante il liceo, come capita a molti adolescenti che hanno una visione molto limitata e limitante del mondo, la Sardegna non mi bastava. Soffrivo l’inquietudine di un’isola che mi accoglieva e mi faceva sentire protetta ma che allo stesso tempo sembrava restringesse il mio campo visivo. Avevo voglia di scoprire il mondo, in tutte le sue sfumature, di conoscere persone con un passato (e un accento!) diverso e di mettermi alla prova in un ambiente più variegato per capire se sarei stata in grado di “affrontarlo”. Oltre a questo, sapevo che a Milano avrei trovato un percorso di studi che mi avrebbe aperto molte porte nel mondo del lavoro. E’ stata una scelta, ripensandoci adesso, sicuramente un po’ inconsapevole e condita dall’entusiasmo incosciente della gioventù ma se potessi tornare indietro sicuramente la rifarei. Milano per me è stato poi un trampolino di lancio verso altre esperienze: sono stata a Parigi per 6 mesi durante l’università e poi a Londra per 4 anni. In quel periodo, mi sentivo davvero cittadina del mondo anche se ho sempre portato con me la mia essenza sarda e confesso che ringraziavo di cuore, come se mi avessi rivolto un apprezzamento, chiunque mi facesse notare la mia tipica cadenza, perché ero terrorizzata dall’idea di perderla.

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Rubrica: Per non dimenticare le proprie radici (intervista a Sara Sergenti)

 

Continuano le mie interviste, ad amici o altre persone che hanno voglia di raccontarsi. E’ una rubrica che si prefigge di parlare delle esperienze di ragazzi teodorini o sardi di altre località che hanno scelto per varie ragioni di andare via dalla Sardegna. Ma anche le speranze, le amare considerazioni, il desiderio di tornare di tantissimi giovani in possesso di titoli di studio prestigiosi, costretti a lasciar l’Isola alla ricerca di un lavoro o comunque di un’attività che compensi i loro anni di studi.

Vi è comunque la fondata speranza che molti di questi giovani ritornino a vivere e a lavorare in Gallura convinti che le loro radici possano avere il sopravvento sulle rigide leggi di mercato.

Qui di seguito riporto una chiaccherata fatta di recente a Sara Sergenti di San Teodoro.

                                                                                                                                                                   Angela Bacciu

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Rubrica: Per non dimenticare le proprie radici (intervista ad Elena Carente)

 

Sul mio blog inauguro una rubrica (per non dimenticare le proprie radici) che si prefigge di raccontare le esperienze di ragazzi/e teodorini che hanno scelto per varie ragioni di andare via dalla Sardegna.

Ma anche speranze, le amare considerazioni, il desiderio di tornare di tantissimi giovani in possesso di titoli di studio prestigiosi, costretti a lasciar l’Isola alla ricerca di un lavoro o comunque di un’attività che compensi i loro anni di studi. Mi piace l’idea di raccontare di loro perchè, forse, tutti noi sardi abbiamo pensato un momento della nostra vita di andare via dall’Isola, un legame però molto forte ci tiene qui nella nostra terra anche quando siamo distanti.

Oggi riporto l’esempio di una mia amica, Elena di San Teodoro.                                                                                                                                                                                                                                                            A.B.

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