Il “ PAESE e il suo GRANO” A San Teodoro laboratori e mostre del pane rituale in Sardegna.


Mostra “Il Paese e il suo grano” – San Teodoro dal 22 giugno al 4 luglio 2019 ufficio turistico San Teodoro e Chiesa di San Teodoro – Cuore doppio, realizzato da Fadda Anna Rita di Settimo San Pietro.

Due giorni di laboratori, sabato 22 giugno in piazza quello sui pani rituali a cura dell’Associazione Culturale La Cucina delle Matriarche (Direzione Laboratoriale a cura delle maestre Antonietta Spanu e Anna Rita Fadda) mentre domenica 23 giugno, a cura della Dottoressa Giovanna Fundoni, dell’Archeologa Valeria Congiatu dell’Associazione Sicut Erat, Università di Sassari, il laboratorio dell’epoca nuragica davanti al falò. Inizia così la festa della prima edizione del museo itinerante dei pani sardi che si protrarrà fino al 4 luglio (e con previsioni di ripresa l’anno venturo) con l’esposizione dei pani quotidiani all’interno dei locali dell’Ufficio Turistico del Comune mentre quello dei pani votivi si terrà nella Chiesa di San Teodoro sempre al centro in Piazza Gallura. Le mostre ricche di ben 800 gioielli di pane sono visibili tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 24.00. Uno dei pezzi di maggior difficoltà di lievitazione è il pane d’orzo. Una festa voluta ed ideata dalle associazioni di San Teodoro (Ass. Culturale Kindà, Ass. Arti e Mestieri Teodorini e dell’Istituto delle Civiltà del Mare -I.Ci.Mar), con il patrocinio del Comune di San Teodoro, rappresenta quindi un evento che vuole coinvolgere il turista nella conoscenza della cultura isolana, e sostenerne la sua tutela. I sentieri del pane sono comuni in ogni dove a tutte le latitudini. Uniscono le genti del mondo per fatica, impegno, sacrifici, simboli e manualità.

La Sardegna in particolare porta nel pane i segni precisi diverse da noi, frutto di passate convivenze stratificate come quelle etrusche, nuragiche, africane, arabe, egizie, bizantine,romane,ebree,pisane. Le diverse figure del pane esprimono la sacralità dell’evento che si vuole rappresentare come nozze, processioni, pasqua, nascite. La chiesa sembra quindi il posto elettivamente indicato per accogliere il pane che nella religione cristiana rappresenta il legame con Dio.Nel pane sono contenuti le radici dell’alimento primario che fin dal Neolitico, con il suo rituale magico ha rappresentato il simbolo della comune convivenza nel bacino del Mediterraneo. Il pane quindi non può essere assente dalla mensa quotidiana cosi come recita la preghiera del Padre Nostro e, lo dimostra l’esposizione attuale nell’ufficio turistico con l’invocazione tratta dal Padre Nostro. In Sardegna, in particolare il pane rituale “ricamato” Pani Pintau e sa puddighinas, ha accompagnato l’uomo nelle varie fasi della vita, dalla nascita fino alla morte. Oggi come ieri, preziosi e fantasiosi serti di corallo, prodotti artigianalmente dalla donna di Sardegna, segnano le tappe della vita nei suoi momenti più significativi, la tipologia di ogni pane vuole rappresentare simbolicamente le feste religiose, sociali o anche individuali.Il pane è sempre stato conviviale sia a tavola che durante la panificazione. E’ stato dunque oltre che aggregante anche veicolo di solidarietà dove l’aiuto era reciproco tra parenti e amiche, comari o vicine di casa, considerato che erano soprattutto le donne ad occuparsi della sua confezione. Nella modellazione del pane l’artigiana imprime sulla pasta le proprie emozioni, nell’applicazione di tecniche, competenze e strumenti atti anche a vezzeggiarlo con estro e originalità creando nuove varianti semplicemente con piccole forbicine e un coltellino.

E’ perciò che il pane ricamato supera il suo uso essenziale primario, ed esprime il pensiero divergente creativo di chi lo elabora perché rappresenta momenti particolari di una comunità, assumendo carattere identitario. Nella tradizione sarda il pane testimoniava anche la classe sociale di appartenenza. Per esempio: quello d’orzo veniva consumato dai servi e serve, il pane bianco zichi era in uso nelle famiglie aristocratiche o nobili, mentre il ceto medio basso poteva usarlo con parsimonia con rare occasioni eccezionali. Mentre al contadino spetta il compito della semina e del raccolto del grano in uso anche dai tempi degli stazzi di Gallura, la trasformazione della farina in pane era esclusivo appannaggio della donna. La donna sarda nella sua intelligenza creativa è sempre stata depositaria dell’arte effimera del pane sardo. Uomini e donne “insieme” diventano artefici della vita in comune per produrre quel bene nutrizionale primario quanto il latte e che sia chiama PANE. Il pane nelle sue forme esprime oltre al nutrimento anche spiritualità, manualità, creatività, fantasia e bellezza.

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