La promozione turistica passa dal web

Luglio è il mese del sole e questa volta posso fare anche una rima con girasole. Se è vero che sino ad un anno fa per poter vedere un campo di girasoli bisognava viaggiare in Toscana, meta più vicina a noi, per questo genere di coltivazione. Da quest’anno la Sardegna si tinge di giallo. Complice, forse, qualche agevolazione per questa coltura o semplicemente per sfruttare un trend commerciale, ma da nord a sud l’Isola è illuminata di giallo (quattro ettari di girasoli nella località Santa Maria Acquas a Sardara e altri sei ettari a Mogoro, altre distese a Bancali nel Sassarese ed Arborea presso le Tenute dell’Azienda Ferraresi).
Al di là del motivo alla base, ciò che risulta sorprendente anche per chi ha realizzato queste coltivazioni è l’afflusso delle persone in queste località (letteralmente prese d’assalto) solo per riuscire a scattare un selfie in mezzo al “fiore sole” (Helianthus annuus). In poche settimane dalla pubblicazione sul web sono accorsi cinquantamila visitatori, stimati dal custode del campo, e ad Arborea si è dovuto sorvegliare con recinti i campi per contrastare la presenza di persone all’interno di questi creando anche problemi alla coltivazione.

Una riflessione sorge spontanea, la promozione turistica di un territorio avviene ormai al 90% attraverso il web in particolare con foto e video sui social network specializzati come Instagram e più recentemente Tik Tok. Canali di comunicazione immancabili per aziende e istituzioni che vogliono raccontare il proprio lavoro. La Sardegna che non ha niente di meno a nessun altra terra possiede un contesto geografico e permettetemi il termine “instagrammabile” da far invidia al resto del mondo per i suoi scenari mozzafiato senza dover far uso di filtri che ingannano o altri effetti scenici. Perciò non sarebbe il caso di puntare molto di più su questi canali per far conoscere ed esportare l’immagine dell’Isola oltre gli oceani ed i continenti? La migliore pubblicità è quella che fanno i clienti soddisfatti.

Da qui l’importanza di curarli, attivare strategie di fidelizzazione per fare in modo che si trasformino in ambasciatori del brand. A volte basta un clik ma con i giusti hastag, tempi e didascalie ad effetto. Lo sanno bene i blogger di professione, perchè seppur su internet siamo tutti ormai influenzer, alla base di questa professione c’è dietro uno studio.

Cascate di Pitrisconi- San Teodoro

Il blogger di professione è capace di smuovere masse e far girare anche l’economia di un luogo. L’attività di blogging è uno dei metodi più diffusi per comunicare e condividere informazioni, notizie ed esperienze. Ma lo scopo di un articolo può essere anche rafforzare la brand identity di un’azienda, promuovere o vendere un prodotto, recensire un servizio, intrattenere, informare oppure fornire istruzioni d’uso.
Così il blogger conosce già la terminologia di settore, i trend, gli argomenti virali e i problemi dibattuti, e riesce con più facilità ad entrare in sintonia con il lettore ideale dei suoi contenuti. Alcune delle principali tipologie di blogger sono:
Travel blogger: scrive di viaggi, destinazioni e hotel.

Food blogger: scrive di piatti e ricette, ristoranti e chef.

Fashion blogger: scrive di moda, outfit, vestiti e shopping. Beauty blogger: scrive di trucchi e cosmetici.
Tutto questo per dire che la comunicazione ed i mezzi sono cambiati perciò se si vuole pensare anche ad una forma di destagionalizzazione turistica bisognerebbe investire su queste nuove professioni che si avvalgono di altre attività come fotografi, video maker possibilmente locali.

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