, , ,

RUBRICA: PER NON DIMENTICARE LE PROPRIE RADICI (INTERVISTA)

IL JAZZ DI MATTEO PASTORINO

Ho incontrato nei giorni scorsi Matteo Pastorino nel corso del suo concerto a San Teodoro e gli abbiamo rivolto una serie di domande a cui l’artista teodorino ha cortesemente risposto.

Raccontaci un po’ di te.
Sono nato in Sardegna nel 1989 e cresciuto a San Teodoro. Da un po’ di anni vivo a Parigi e il mio lavoro è suonare il clarinetto in giro per il mondo. Da cinque anni ho creato un festival Jazz nel mio paese, San Teodoro.
A quale età hai scelto di trasferirti fuori dalla Sardegna?
A 19 anni, subito dopo essermi diplomato al Liceo Scientifico.
Quale è stata la motivazione che ha suggerito la tua scelta?
Sin da bambino Parigi mi affascinava. Ho un amico chitarrista che abitava a Parigi, Bartolomeo Barenghi, con cui avevo suonato in Italia. Finito il liceo a 19 anni sono partito e Barenghi mi ha un po’ aiutato all’inizio. Le cose sono venute successivamente da sole. Sono entrato in un conservatorio poi in un altro, ho cominciato a suonare in diversi gruppi, ho creato il mio gruppo, e adesso vivo da 11 anni nella capitale francese. Parigi è un crogiolo di creatività. E’ una città che ha ospitato nei secoli le più influenti correnti artistiche, dalla scultura alla pittura e alla musica. La stessa cosa si è verificata per il jazz, visto che nella metà del secolo scorso la prima tappa dei jazzisti americani in Europa era Parigi. E’ una città che conserva un grande rispetto e considerazione per l’arte e la cultura. La scena jazz è molto attiva e sempre molto curiosa su quello che succede altrove e soprattutto a New York. Ci sono tanti ottimi musicisti, di tutte le generazioni e “vocazioni” con cui ti puoi confrontare e creare; hai la possibilità di vedere spesso in concerto i migliori musicisti internazionali di Jazz, ma anche di qualunque altro genere musicale e soprattutto di musica classica. C’è una forte spinta nel creare progetti con musica originale e, riprendendo quello che dicevo prima, è una città che permette di nutrirti artisticamente e culturalmente di tante altre cose al di fuori della musica. Poi certo c’è un rovescio della medaglia secondo me: Parigi comunque è una grande città, a volte un po’ dura, dove non è facilissimo trovare e creare il proprio sito perché ci sono davvero tanti musicisti, ma vale la pena in ogni caso provarci e perseverare.
Hai trovato un’ ambiente favorevole in Sardegna ad accogliere la tua musica?
La Sardegna grazie all’esistenza di festival e realtà come I seminari e il festival di Nuoro Jazz, il Time in Jazz di Paolo Fresu, il Calagonone Jazz Festival, Isole che Parlano, Musica sulle Bocche, da anni è stata sensibilizzata e pian piano abituata a questa musica.
Che differenze passano tra il Jazz che tu pratichi e quello classico, universalmente riconosciuto? Questo tipo di jazz dove nasce e come te ne sei appassionato?
Un giorno chiesi a un grande trombettista americano che strada intraprendere per coniugare la tradizione con la modernità – lui mi rispose : “Man, the tradition is the modernity and the modernity is the traditon !” Il Jazz è una musica viva e sempre in continua evoluzione, con una forte tradizione e che si nutre di molteplici contaminazioni. Ognuno, scrivendo musica originale, cerca di raccontare la propria storia, le proprie idee e le proprie influenze. Ma il “Jazz is NOT dead” !
In Europa esistono altre band che praticano questo nuovo ed interessante interpretazione del Jazz?
Io non ho inventato niente ! Sì ci sono. Non ci sono tantissimi clarinettisti “moderni” come sassofonisti o trombettisti, ma comunque esistono tante band che propongono la loro musica originale.
Pensi di ritornare a vivere a San Teodoro definitivamente e vivere della tua Arte?
Forse è troppo presto, un giorno chissà. Ho creato il festival San Teodoro Jazz perché mi piacerebbe, di anno in anno, consolidare, affermare una realtà legata al territorio. Per il momento è importante che io rimanga “in giro”, anche perché è una caratteristica della vita del musicista. È una vita che non permette staticità, si è sempre in viaggio per andare a portare la propria musica da qualche parte. Parigi è un ottimo compromesso artistico, culturale, geografico e relazionale.
Ho un legame molto forte con San Teodoro e spero di poterci passare sempre più tempo in futuro.


Nella sua intervista Matteo Pastorino dimostra la forte vocazione che molti giovani nutrono per la cultura in generale e la musica in particolare. Vocazioni serie, fondate, condivise.
L’augurio che gli faccio è quello di raggiungere gli obiettivi e la notorietà che la sua musica si merita per diffonderla negli anni a venire nel nostro paese.
Angela Bacciu

3 commenti
  1. desarrollo web
    desarrollo web dice:

    No es lo que estaba buscando ahora mismo, pero el post me ha llamado bastante la atención ya que te cuenta cosas interesantes que pueden ser útiles, encima se nota que le has puesto mucho esfuerzo ¡felicidades!

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *