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La “coltura” della terra

La quarantena forzata ha dato i propri frutti ma verrebbe da dire anche le proprie verdure. Se c’è una delle cose positive di questo periodo forzato è senza dubbio la voglia delle persone ad avvinarsi alla “coltivazione” delle piante. Non solo quindi fiori sui balconi ma, tra bouganville, ibiscus e gerani, è boom anche per la coltivazione dell’orto in terrazzo per stare all’aperto in mezzo al verde e garantirsi una produzione casalinga di pomodori, zucchine e lattughe insieme al basilico che sembra essere l’erba aromatica in vetta alla classica per coltivazione negli ultimi mesi. Un dato importante emerge da un’indagine della Coldiretti, che registra un’impennata (62% in più rispetto ad un anno fa) degli acquisti di semi e fertilizzanti per piccoli orti casalinghi ma non solo, le nuove aziende agricole registrate nell’ultimo periodo in Sardegna sono cresciute notevolmente.


Un dato importante che fa pensare alla consapevolezza delle persone nel consumare prodotti biologici e all’esigenza di conoscerne la provenienza, il cosidetto km zero, a tal punto che molti giovani guardano a questa tendenza del mercato con un occhio attento e disposti ad iniziare un percorso lavorativo nell’agricoltura. Una tendenza già annunciata o meglio sollecitata dagli studiosi del settore da qualche anno. Non è recente infatti, il periodo in cui si iniziava a parlare della necessità di ritornare alla terra per le nuove generazioni ma in un modo diverso dal passato. Quello che sta cambiando, soprattutto tra i più giovani, è l’approccio al mondo della produzione alimentare. La maggior parte di coloro che tornano alla terra lo fanno ponendo l’accento su paradigmi nuovi, cercando la sintesi tra qualità, sostenibilità ambientale (che è una parte integrante e inscindibile della qualità) e sostenibilità economica.
Essere un giovane contadino oggi significa aver la consapevolezza del bene comune dato anche da formazione di studio alle spalle (quello dell’ambiente e della salute dei suoli) significa anche ritornare molte volte nei luoghi di origine o cercare di non andare via dal proprio paese e valorizzare la specificità di un territorio. Significa usare le nuove tecnologie per l’informazione e condivisione per creare legami lavorativi con le persone, per instaurare nuove relazioni tra domanda e offerta.
Molto bisogna ancora fare, non tutto può sembrare immediato e si limita alla piantagione, raccolta e vendita.
Un aiuto a questo genere di mercato è dato sicuramente dal supporto locale che inizia dalla consapevolezza di una spesa quotidiana più attenta ai prodotti locali e regionali. Solo così l’economia di un luogo riesce a sostenersi anche in periodi difficili come questo che stiamo vivendo.
Comprare prodotti sardi o comunque italiani è già un buon inizio.

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Unica e segreta gallura

Una sera di fine luglio ho cenato in questo Resort, che dal nome “Petra Segreta” annuncia il suo essere.

Ideale per una fuga dalla caotica movida estiva ci si ritrova immersi nel verde della macchia gallurese ricca di profumi selvaggi, rocce granitiche e un promontorio che spazia verso l’Arcipelago della Maddalena.
Ho scelto questo Resort per una serata speciale cosciente di trovare un paesaggio consono ai miei occhi essendo io gallurese.

Sorprende comunque il connubio natura-uomo, l’eleganza e la raffinatezza della scelta architettonica e di arredo.

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Repetita iuvant …ecco un nuovo Degustibus 2019

Repetita iuvant (le cose ripetute aiutano) .

Visto il successo ottenuto lo scorso anno dalla manifestazione organizzata da Michele Cabras, che vorrei ringraziare in anticipo per l’invito rinnovato. Degustibus raddoppia quest’anno con un programma arricchito dall’esperienza maturata nella precedente stagione.

Il cibo non solo come alimento, destinato a gratificare il palato ma anche e soprattutto come elemento di cultura, storia, tradizione e radici legati alla nostra terra.

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