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La tradizione che passa dal cuore alle mani e si trasforma in filindeu…

Per tanti è ancora un segreto e la particolarità sta proprio nel custodirlo perchè la tradizione del nome dice tutto il resto. Su Filindeu significa “ fili di Dio” e viene offerto dai priori ai pellegrini che da Nuoro ogni anno percorrono a piedi più di trenta chilometri per raggiungere il luogo sacro in occasione della festa di San Francesco di Lula, ma è anche genericamente una minestra squisita da assaporare in ogni occasione conviviale. E’ l’invito di Anna Saba a Buddusò a farmi conoscere da vicino quest’arte della tradizione culinaria sarda, prima di allora da me conosciuta solo attraverso le foto di qualche amica foodblogger.

Lei, casalinga di professione, da sempre lavora la pasta fresca fatta in casa in ogni sua forma e da tempo ormai sta approfondendo la lavorazione del Filindeu. La prima cosa che ci tiene a puntualizzare è che per preparare questo tipo di pasta ci vuole sentimento, dedizione in ogni sua fase di preparazione, considerato un vero e proprio rito religioso. Di base gli ingredienti sono molto semplici. Semola di grano duro lavorata con acqua e sale. Ma l’ingrediente che fa la differenza è la forza e la capacità della persona d’impastare. Le mani “tirano” e “allungano” la pasta tanto da formare fili sottilissimi: si parte dal rotolo di pasta piegato in due, si afferra il bordo inferiore e con un gesto rapido lo si ripiega e lo si unisce alla radice.

Questa lavorazione continua sino ad ottenere molti più fili. Successivamente i fili sottilissimi vengono disposti a strati sopra un tagliere circolare di legno. Questa trama finissima viene poi fatta asciugare al sole e successivamente tagliata in pezzi. Su Filindeu è una pasta per la minestra che viene cotta immergendola nel brodo di pecora condita con pecorino fresco che al calore diventa filante.

Il sogno nel cassetto di Anna Saba? Aprire in futuro una bottega di pasta fresca familiare e tramandare alla figlia la sua passione per la sana cucina sarda nel ricordo di una tradizione che profuma di passato e che è importante non dimenticare per tramandare alle nuove generazioni ricordando le nostre antiche radici.

Il mio augurio naturalmente è quello di continuare a dedicarsi a questo mondo sconosciuto della cucina e continuare a condividerlo insieme a chi della tradizione fa un valore di vita.

La “coltura” della terra

La quarantena forzata ha dato i propri frutti ma verrebbe da dire anche le proprie verdure. Se c’è una delle cose positive di questo periodo forzato è senza dubbio la voglia delle persone ad avvinarsi alla “coltivazione” delle piante. Non solo quindi fiori sui balconi ma, tra bouganville, ibiscus e gerani, è boom anche per la coltivazione dell’orto in terrazzo per stare all’aperto in mezzo al verde e garantirsi una produzione casalinga di pomodori, zucchine e lattughe insieme al basilico che sembra essere l’erba aromatica in vetta alla classica per coltivazione negli ultimi mesi. Un dato importante emerge da un’indagine della Coldiretti, che registra un’impennata (62% in più rispetto ad un anno fa) degli acquisti di semi e fertilizzanti per piccoli orti casalinghi ma non solo, le nuove aziende agricole registrate nell’ultimo periodo in Sardegna sono cresciute notevolmente.


Un dato importante che fa pensare alla consapevolezza delle persone nel consumare prodotti biologici e all’esigenza di conoscerne la provenienza, il cosidetto km zero, a tal punto che molti giovani guardano a questa tendenza del mercato con un occhio attento e disposti ad iniziare un percorso lavorativo nell’agricoltura. Una tendenza già annunciata o meglio sollecitata dagli studiosi del settore da qualche anno. Non è recente infatti, il periodo in cui si iniziava a parlare della necessità di ritornare alla terra per le nuove generazioni ma in un modo diverso dal passato. Quello che sta cambiando, soprattutto tra i più giovani, è l’approccio al mondo della produzione alimentare. La maggior parte di coloro che tornano alla terra lo fanno ponendo l’accento su paradigmi nuovi, cercando la sintesi tra qualità, sostenibilità ambientale (che è una parte integrante e inscindibile della qualità) e sostenibilità economica.
Essere un giovane contadino oggi significa aver la consapevolezza del bene comune dato anche da formazione di studio alle spalle (quello dell’ambiente e della salute dei suoli) significa anche ritornare molte volte nei luoghi di origine o cercare di non andare via dal proprio paese e valorizzare la specificità di un territorio. Significa usare le nuove tecnologie per l’informazione e condivisione per creare legami lavorativi con le persone, per instaurare nuove relazioni tra domanda e offerta.
Molto bisogna ancora fare, non tutto può sembrare immediato e si limita alla piantagione, raccolta e vendita.
Un aiuto a questo genere di mercato è dato sicuramente dal supporto locale che inizia dalla consapevolezza di una spesa quotidiana più attenta ai prodotti locali e regionali. Solo così l’economia di un luogo riesce a sostenersi anche in periodi difficili come questo che stiamo vivendo.
Comprare prodotti sardi o comunque italiani è già un buon inizio.

La promozione turistica passa dal web

Luglio è il mese del sole e questa volta posso fare anche una rima con girasole. Se è vero che sino ad un anno fa per poter vedere un campo di girasoli bisognava viaggiare in Toscana, meta più vicina a noi, per questo genere di coltivazione. Da quest’anno la Sardegna si tinge di giallo. Complice, forse, qualche agevolazione per questa coltura o semplicemente per sfruttare un trend commerciale, ma da nord a sud l’Isola è illuminata di giallo (quattro ettari di girasoli nella località Santa Maria Acquas a Sardara e altri sei ettari a Mogoro, altre distese a Bancali nel Sassarese ed Arborea presso le Tenute dell’Azienda Ferraresi).
Al di là del motivo alla base, ciò che risulta sorprendente anche per chi ha realizzato queste coltivazioni è l’afflusso delle persone in queste località (letteralmente prese d’assalto) solo per riuscire a scattare un selfie in mezzo al “fiore sole” (Helianthus annuus). In poche settimane dalla pubblicazione sul web sono accorsi cinquantamila visitatori, stimati dal custode del campo, e ad Arborea si è dovuto sorvegliare con recinti i campi per contrastare la presenza di persone all’interno di questi creando anche problemi alla coltivazione.

Una riflessione sorge spontanea, la promozione turistica di un territorio avviene ormai al 90% attraverso il web in particolare con foto e video sui social network specializzati come Instagram e più recentemente Tik Tok. Canali di comunicazione immancabili per aziende e istituzioni che vogliono raccontare il proprio lavoro. La Sardegna che non ha niente di meno a nessun altra terra possiede un contesto geografico e permettetemi il termine “instagrammabile” da far invidia al resto del mondo per i suoi scenari mozzafiato senza dover far uso di filtri che ingannano o altri effetti scenici. Perciò non sarebbe il caso di puntare molto di più su questi canali per far conoscere ed esportare l’immagine dell’Isola oltre gli oceani ed i continenti? La migliore pubblicità è quella che fanno i clienti soddisfatti.

Da qui l’importanza di curarli, attivare strategie di fidelizzazione per fare in modo che si trasformino in ambasciatori del brand. A volte basta un clik ma con i giusti hastag, tempi e didascalie ad effetto. Lo sanno bene i blogger di professione, perchè seppur su internet siamo tutti ormai influenzer, alla base di questa professione c’è dietro uno studio.

Cascate di Pitrisconi- San Teodoro

Il blogger di professione è capace di smuovere masse e far girare anche l’economia di un luogo. L’attività di blogging è uno dei metodi più diffusi per comunicare e condividere informazioni, notizie ed esperienze. Ma lo scopo di un articolo può essere anche rafforzare la brand identity di un’azienda, promuovere o vendere un prodotto, recensire un servizio, intrattenere, informare oppure fornire istruzioni d’uso.
Così il blogger conosce già la terminologia di settore, i trend, gli argomenti virali e i problemi dibattuti, e riesce con più facilità ad entrare in sintonia con il lettore ideale dei suoi contenuti. Alcune delle principali tipologie di blogger sono:
Travel blogger: scrive di viaggi, destinazioni e hotel.

Food blogger: scrive di piatti e ricette, ristoranti e chef.

Fashion blogger: scrive di moda, outfit, vestiti e shopping. Beauty blogger: scrive di trucchi e cosmetici.
Tutto questo per dire che la comunicazione ed i mezzi sono cambiati perciò se si vuole pensare anche ad una forma di destagionalizzazione turistica bisognerebbe investire su queste nuove professioni che si avvalgono di altre attività come fotografi, video maker possibilmente locali.

è molto femminile, soft e romantica, è la lavanda di Elvio

Ho un debole per luglio, ho un debole per i campi di lavanda. Ho sempre sognato di ritrovarmi circondata dal suo colore viola, il suo profumo e le tante farfalle che gli svolazzano intorno.

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Repetita iuvant …ecco un nuovo Degustibus 2019

Repetita iuvant (le cose ripetute aiutano) .

Visto il successo ottenuto lo scorso anno dalla manifestazione organizzata da Michele Cabras, che vorrei ringraziare in anticipo per l’invito rinnovato. Degustibus raddoppia quest’anno con un programma arricchito dall’esperienza maturata nella precedente stagione.

Il cibo non solo come alimento, destinato a gratificare il palato ma anche e soprattutto come elemento di cultura, storia, tradizione e radici legati alla nostra terra.

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LA MIA ESPERIENZA CON #ARBOREASTORIES

100% Latte Sardo

Tradizioni millenarie e tecniche innovative di coltura e allevamento. Produttività e rispetto del lavoro delle persone. Sostenibilità ambientale e alta qualità.

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Al mare come in montagna, mercatini di Natale. Sardegna

Ormai è un appuntamento fisso, ricercare il mercatino che più ci piace e ci fà pensare al Natale.

Il mercatino di Natale nasce soprattutto in montagna, con la neve e il freddo che ti invoglia a sorseggiare il classico vin brulé e coprirti dalla testa ai piedi con cuffie e sciarponi, il tutto immersi nel profumo dei piatti tipici che invadono tante casette fatte di legno. Continua a leggere

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Un click e FAI! Vota la “Chiesa di San Gavino a Mare di Balai”

Una forte emozione!

Mi trovavo a percorrere la strada statale che va da Porto Torres a Castelsardo quando d’un tratto vedo in mezzo al nulla, affacciata sul golfo dell’Asinara, questa splendida chiesetta tutta bianca.

Non sapevo  il suo nome ma ne rimasi da subito rapita dalla bellezza della sua semplicità.Fermai la macchina praticamente in strada e presa dall’entusiasmo feci una foto, peccato fosse chiusa. Continua a leggere

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Tutti i colori che vuoi.

15175387_10211049519576579_1595125025_nGià da quando passeggi lungo la via principale del paese, Atzara, ti accorgi che oltre il vino c’è un’attenzione in più verso ciò che la natura offre ed è per questo che tutt’intorno i tronchi di alberi e paletti vari sono protetti da fili e fili di lana di ogni colore. Ora ho capito perché;

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Da qualche anno, Maurizio Savoldo, ha realizzato un laboratorio artigianale attraverso il quale colora la lana utilizzando tinture sapientemente mescolati in modo naturale. Continua a leggere